Esposizione
Domenica 4 Novembre ore 19
BINARI DI UNA RICERCA
La personale di
Ana Maria Terzoni
A Cura di Marica Petti
Vernisage domenica 4 novembre 2007 ore 19
Dal 4 novembre al 24 novembre 2007
ingresso libero
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Duncan 3.0 presenta la prima personale della giovane artista romana Ana Maria Terzoni.
L’artista esporrà i suoi ultimi lavori…. Presentando così per la prima volta il suo processo creativo iniziato da un AUTORITRATTO CAMALEONTICO fino a RICORDO DI N. Y.
“...dal fantasticare immaginare, lasciando libera la creatività senza alcuni ripensamenti, dei visi per arrivare ad un’autorappresentazione di sé, con l’”Autoritratto camaleontico”, realizzandolo col puro ricordo della mia immagine vivo nella mente…”.
Un viaggio, attraverso ‘binari di una ricerca. Un processo di sperimentazione, di crescita e maturità, che percorre rotaie parallele movendosi in un ambito di persistenza informale e legata ancora ad una figurazione.
Istintività o impulso e gestualità:
Un gesto che scopre la parte nascosta della mente, il gioco dell’invisibile che fuoriesce da un impulso nato dal dentro…... e che rappresenta la parte più tortuosa, ed espressiva…dell’istinto primordiale.
Un segno e la sua forza scoperti nell’istante della creazione, una ricerca infinita di piaceri nascosti. Una materia che si carica d’emozioni, lasciando aperto il sentiero della superficie e dei sensi.
Nell’ISPIRAZIONE INCONSCIA, NELLA PROFONDITà DELL’ANFRATTO, nel RICORDO DI NEW YORK, si viaggia all’insegna del non ripensamento che si muove avanti e indietro, senza sosta, tra linee e buchi, tra la luce e il colore, in un moto perpetuo.
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BINARI DI UNA RICERCA.
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Personale di Ana Maria Terzoni
Il titolo della personale di Ana Maria Terzoni, ci annuncia il suo il pensiero… Binari, un viaggio, la scoperta di un mondo possibile, e nello stesso tempo ci porta alla scoperta di ciò che non si vede. I binari sinonimi di viaggio, dell’errare verso l’ignoto, nella sperimentazione, ricerca e creatività. Binari governati dall’istinto di scoperta e di crescita. Crea attraverso la pittura una storia e un’identità, l’effetto finale è una percezione poetica di una continua ricerca, immersa nell’oblio di una meditazione e della memoria del sé. Un lungo processo, con ore e ore d’attesa…. Il suo occhio e la sua mano d’artista diventa l’occhio desiderante che tenta di accogliere in se, l’attimo sfuggente dell’ispirazione interna.
Il colore che prende forma in gesti decisi fermi, improvvisi…. Si esternano, i sentimenti dell’inconscio umano, con coloro evidenti, materici…. Forti.
L’artista interviene sulla materia governandola e facendola propria, con naturalezza e precisione. Abbandona l’idea del quadro come una pura rappresentazione, lasciandola divenire lo specchio istintivo dell’inconscio, rendendolo vivo d’emozioni, e denso in ogni sua linea, buco, colore.
Una tecnica mista, che le permette di poter rendere il quadro più vivo. Si passa, infatti, dalla pastosità dell’olio, ad una materia plastica incollando il cellofan teso, per poi cambiare destinazione, con una vernice satina per incisione e piccolissimi sassi…… Un tecnica mista, che incide con forza l’animo…… dando allo spettatore un’immagine sempre diversa dell’opera.
Una materialicità che si può sentire sotto le mani, anche senza toccarlo, linee, solchi, rilievi di colla, superfici ruvide, contrasti tra scuri e neri solo apparentemente netti, ma che in realtà si confondo e si fondono in un’unità perfetta.
Il gioco di livelli e di trasparenze fanno sentire anche ad un occhio distratto, il colore vibrante che fuoriesce con forza dalla superficie. “Dinamismo ed energia, luce e colore, sono alcune parole chiave”.
Studia il suo processo di crescita nella materia e in tutte le sue componenti, rendendole sempre più affini al suo animo.
Ripercorrendo il percorso creativo dell’artista si nota come il volto umano dei primi lavori, pian piano perde la consistenza della linea e del disegno per diventare forza e materia ed avviarsi ad un processo di liberazione. Un volto che come si può notare in “Autoritratto camaleontico” e “Spettatori inermi”….appare, da uno sfondo come fantasma, nascondendosi, per non essere rappresentato e nello stesso tempo per proteggersi… e da qui che parte il processo di diventare puro colore, l’uomo cambia colore come un camaleonte per nascondersi per comunicare. L’uomo fuoriesce dal quadro come un fantasma, come lo spettatore inerte davanti ad un fatto compiuto, e che man mano si discioglie frantumando ogni sua linea… e per diventare forza materica della sua rappresentazione, la sua ombra, la sua scomposizione.
Ogni sensazione diviene materia, colore, luce, ombre... pura vita della non immagine che, anche se paradossale, è a sua volta immagine vera.
È un quadro vissuto quello dell’artista, un quadro segnato, marcato, la tortuosità della mente che si rende visibile sotto ogni superficie pittorica…... l’invisibile appare visibile, all’improvviso senza dar tempo al pensare: l’invisibile che si rende visibile nella sua invisibilità.
Si sente il vuoto dell’animo che ha paura della sua complessità, e nello stesso tempo gode di quell’ispirazione inconscia.
Non c’è nessuna metafora viene raffigurato l’animo umano nella sua forte complessità, qui dove è libero da ogni preconcetto, dove non è succube di nessuno, dove si toglie ogni linea predefinita per la sua rappresentazione, diviene calco dell’inconscio, in questo luogo dove non è più schiavo di nessuno.
In un mondo in cui l’uomo non riesce più a comunicare, stanco di guardare, vive in un mondo d’illusioni.
L’artista mette a nudo, la forza primordiale dell’inconscio, nel suo bene e male, generando nello spazio un senso di benessere ma nello stesso tempo un senso di disagio mettendo a nudo una linea di confine con il gioco della materia e della luce, che s’infrange violenta e spietata, andando a colpire senza pudore ogni granello di vita e colore.
Un’artistica che benché giovane, riesce a dare e rappresentare una parte dell’inconscio dell’uomo.
Marica Petti