Una rassegna per il teatro di ricerca e contaminato, ospitiamo lavori che trattano la mente, la follia e le aberrazioni umane, per lo piu giovani compagnie e autori che hanno qualcosa da dire e che lo dicono in modi sorprendenti. La rassegna non ha limiti di età e si articola lungo tutta la stagione, per chi vuole partecipare alla rassegna nella seconda edizione puo compilare il bando e spedirlo all'associazione Duncan3.0 entro il 15 luglio.
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Si apre la Stagione di "Cronicamente" prima edizione

Apre la Rassegna il 3 e 4 Ottobre ore 21:
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Mkbèt
Continuo a dondolo
Di e con Giovanni Magnarelli
Da W. Shakespeare

Una maschera che si sfalda, un funambolo che urla la sua storia tra la luce e l’oscurità, un pendolo continuo, dondolando Mkbèt inciampa nelle sue oscurità, che sono anche le sue parole, gesti non suoi, gli oggetti, simboli del suo percorso, che sono lui, burattino del fato, dietro il quale si nasconde un povero idiota che si racconta la sua storia, per la sua ora, e poi basta. In un gioco di specchi deformanti Mkbèt si guarda nei suoi personaggi, solo voci, riflessi delle sue pulsioni, desideri inconfessabili.
Il percorso è inesorabile, in crescendo, fino al silenzio. Una danza di morte tra luce e oscurità, un pendolo che oscillando scende, immerso nel sangue detto, versato, pensato, sognato. Incubi della veglia in una terra senza sogno. Buio.

Lo spettacolo ha debuttato nel maggio 2009 al festival del teatro indipendente, Teatri di vetro ed è stato ospite, nel luglio dello stesso anno al Volterra teatro/off.

Giovanni Magnarelli:
Autore, regista, interprete e performer eclettico, autodidatta, nel suo percorso fonde esperienze che vanno dal teatro di prosa alla danza, passando per la video arte e il cinema, dando vita (2006) ad un laboratorio permanente per diversamente abili, sviluppando una ricerca che è messa a nudo di impulsi, irripetibilità irreperibili, teatro informe e indefinibile che è ricerca e scoperta delle proprie risonanze.
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Una Recensione:
Roma, 17/05/2009 ore 21,15
Teatri di vetro
Festival del teatro indipendente
Roma

Giovanni Magnarelli ha presentato, al suo primo debutto, lo spettacolo MKBèT rilettura per una sola voce recitante della tragedia shakespeariana.
Da solo, indossando solo un paio di slip e due stivali di gomma, con l'ausilio di rari oggetti di scena (una maschera napoletana, un cappello, un fantoccio raffigurante un neonato, due tessuti che fungono ora da mantello ora da vestito di Lady Macbeth) Magnarelli dà una lettura informale ma precisa, disinvolta ma proprio per questo drammatica del racconto shakespeariano con l'ausilio dell'opera omonima di Verdi le cui arie fungono da tappeto sonoro, a tratti monotono e insistente, quando ripetuto a loop, per cellule musicali ripetute, proprio come alcune frasi della tragedia riprese e ripetute dall'attore dubbioso di una intonazione, di una giusta restituzione drammaturgica. Ne deriva una lettura laica, non dogmatica che avvicina invece di allontanare anche un pubblico di profani come quello che popola il lotto 16 (un aggregato di case popolari del quartiere storico di Garbatella a Roma) costituito per metà dagli spettatori della rassegna e per l'altra dagli inquilini del lotto che guardano osservano e capiscono. L'ambientazione da teatro da strada (con due microfoni omnidirezionali a captare la voce dell'attore)  conferisce alla tragedia una sottile ironia di fondo che non è mai irrisione ma leggerezza drammaturgica, la mancata pretesa di prendere quel che si recita maledettamente sul serio  (come criticava a suo tempo Carmelo Bene l'attorume nerovestito a proposito di Amleto), senza per questo ignorare la serietà del mestiere dell'attore. 
Un'operazione del genere funziona solamente se l'attore ha le forze per sostenerne il discorso e Magnarelli è maledettamente bravo a restituire il dramma di Macbeth impiegandolo al contempo come il viatico per illustrare la condizione di un povero attore che si pavoneggia e si agita per la sua ora sula scena e dal quale poi non si ode più nulla fino al sipario come recitano le note di regia. Uno dei più autentici Macbeth portati di recente in scena.

Alessandro Paesano - Teatro.org

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7 & 8 Novembre ore 21
Secondo appuntamento:
W4AD - Waiting for a Dinner
I'm Teatro IndipendenteMente
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”Waiting for a dinner”atto unico.
La Storia: Afrodite oggi si interroga sulla sostanza della propria avvenenza. E' sdoppiata nei 2 personaggi di Amaturia e Acidalia,rispettivamente isteria e bulimia.Aspettano un uomo per cena. Un abito rosso di piccola taglia è l’immagine dell’involucro nel quale Amaturia vorrebbe entrare senza strappi,al fine di sedurre l'Uomo. Per far questo deve convincere Acidalia a non mangiare, usa gli stessi argomenti su cui da sempre si è basata l’idea di bellezza e grazia,ma dissacrandoli,svuotandoli dall’interno e privandoli di senso e proponendo ad Acidalia un abito alternativo: una camicia di forza. Nel delirio dello sdoppiamento di personalità le due si sovrappongono svelandosi la stessa persona. Il tutto è condito da anfetamine, cura per il dimagrimento di Acidalia. Decidono di brandire i mestoli per l'ospite in arrivo e imbandiscono un tavolo per la cena.

“Acidalia: non è colpa mia l’ho invitato a cena ed è in ritardo Amaturia: potremmo cucinare qualcosa peccato che tu hai già mangiato Acidalia: sì ho mangiato ma ho già vomitato tutto. Amaturia: bene, allora cuciniamo”. La totale assenza fisica del maschio stesso permane nell'intera piece. E' tutto pronto per un delitto. L'idea: Acidalia, donna postmoderna dentro una perfetta solitudine, fa qualsiasi cosa per essere all’altezza del tempo che vive, tanto da creare nella sua testa la proiezione di sé perfetta che altro non è che il frutto della sua malattia, è bulimica. Amaturia come quella parte estraniata del sé che si materializza. Raccontiamo uno stato di alterazione perché viviamo nel tempo delle alterazioni in cui sempre meno si parla di bulimia poiché l’occidente delle copertine,delle sfilate, delle adolescenti senza ciccia e brufoli, con le donne dalla vita strettissima le tette come due palle e il culo come un agnellino, È BULIMICO. Acidalia ha bisogno di mangiare PER RIEMPIRE I VUOTI. Amaturia è la malattia stessa e ha bisogno di Acidalia per vivere e autopunirsi. Ci interroghiamo su quel momento di dolore e solitudine astratto che porta alla grande abbuffata e conseguente vomitata come metafora dello svuotamento del dolore. Le due aspettano un uomo,non banalmente l’ amore ma piuttosto il confronto con “l 'altro vero” e non proiezione di sé, non ci interessa raccontare della fine della malattia o della causa della malattia ma raccontare “della malattia”. Non c'è un happy ending e non è una tragedia ma ha il senso di una durevole attesa.... come tra i due personaggi di Godot, in un tempo che invece corre e da cui dipendiamo. La messa in Scena: al pubblico viene distribuito un sacchetto per il vomito. Appesi al soffitto degli elastici,c’è del cibo di tutti i generi,un vestito rosso,un vestito bianco. Sul fondo sospesa la casa - scatola di Amaturia. L'immagine traslata e onirica di un meccanismo mentale: come aprire un cassetto sullo stomaco e guardare che succede,le corde appese come i villi intestinali. Questa immagine poetica si trasforma nel corso della piece: le corde elastiche diventano strumenti di azione scenica inaspettati,strumenti di tortura nella stanza delle torture. Il baule/stomaco ( un gabinetto cubico) fagocita, ricicla, espelle, contiene e sostiene la cena. Musica goa e luci stroboscopiche sono il mezzo per costruire la discontinuità spazio temporale tra le scene, per definire un non luogo e per suggerire uno stato di alterazione. Nell' attesa dell'Uomo le due attendono che un delitto giunga a compimento, la casa - scatola di Amaturia diviene un sepolcro- vaschetta per la carne. Waiting for a Dinner è l'idea dell'incontro di due attrici con un drammaturgo.
L’idea artistica è soggetta a continui mutamenti come fosse un corpo organico soggetta a novità di scrittura e a continui stimoli del processo attoriale e registico.



Partecipa al Premio Scenario '09 come unico gruppo pugliese semifinalista. DEBUTTO FESTIVAL CASTEL DEI MONDI AGOSTO ‘09

“Ecco come il teatro contemporaneo sforna giovani talenti....in evidenza la compagnia tranese I'M Teatro approdata a Scenario '09”.
Cosimo Damiano Damato
gazzetta del mezzogiorno
07 feb.'09
“Visione soddisfatta e crudele della realtà, straniamento e demistificazione, dialettiche moderne e motivazioni storiche; una nuova sensibilità estetica-gnoseologica enucleata da un proprio sentire ed un proprio essere dentro un mondo contemporaneo che sentono e che devono cambiare.”
Massimo Schiavoni
digicult.it maggio 09

FOTO: http://www.nophotoplease.it/projects/waiting-for-a-dinner
GENERE E LINGUAGGI : poetico e di immagini .
DRAMMATURGIA : originale e collettiva con drammaturgo interno al gruppo .
TEMATICHE : ossessione della bellezza, perfezione, avidità, bulimia , morte del sogno .
FONTI LETTERARIE E DRAMMATICHE :
Afodita ( I. Allende) , la cucina impudica ( anonimo), male d’amore e donne con gli occhi grandi ( A. Mastretta ) .Dizionario della mitologia. Vanity fair .L’essere e il nulla ( J.P. Sartre) .Identità mutanti, il corpo postorganico ( F.A.M.) Waiting for Godot ( S.Beckett) .Tutto il teatro ( S.Kane) Le Presidentesse ( Schwab)
Il teatro e il suo doppio e le poesie ( A. Artaud) . Yerma e le poesie ( F.G. Lorca)
FONTI DI ALTRO GENERE
Musiche : requiem di Mozart ; Goa music ; Clint Mansell : Lux aeterna .
FILM : Requiem for a dream , Skin. Il girdino delle vergine suicide. Ragazze interrote, Traispotting .
Lights strobo&vud, i nostri corpi MEDITERRANEI, i raves party,Biografie.
Picasso, Magritte, ricette di cucina, studi sul mito di Afrodite.
Consultazione chat, siti e forum Pro Ana e Pro Mia.

RUOLI
MARIA FILOGRASSO RAPPRESENTANTE LEGALE I'M TEATRO, ATTRICE, COAUTRICE, REGISTA.
ANNA DI PINTO REGISTA, COAUTRICE, ATTRICE.
DOMENICO DE CEGLIA DRAMMATURGO.
WANDA PERRONE CAPANO FOTOGRAFIA, IMMAGINE.
GIUSEPPE BLANCO CARBONE TECNICO DI SCENA, STAGE ACTION PAINTER.
IGNAZIO NARROW LEONE LIGHT DESIGN E SUONO
STEFANIA STRAMO OCCHIONORELLI – DRASSMAKER
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9 & 10 Gennaio
Terzo Appuntamento:
Teatro Deluxe
Presenta
Feminea: Frames of Reality
Verso la formazione dell’ identità
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La vita di Feminea attraverso le relazioni primarie, che ne influenzano la crescita e le scelte.
Sullo schermo i personaggi, sulla scena un essere la cui natura non è certa. Lo spettacolo rappresenta l’ultima tappa di un percorso di creazione insolito, che vede invertito l’iter produttivo seguito dalla compagnia in precedenza: spettacolo-video-fotografie/fotografie-video-spettacolo. L’origine, dunque, è data da un esperimento fotografico sui temi del nudo e dell’identità; le immagini, apparse cariche di ambiguità e di forza espressiva, hanno reso necessario proseguire il lavoro legandolo ad un’indagine sui dispositivi di rappresentazione. Così è nato il video “Feminea – I° animazione”, un breve esperimento non narrativo che prende le mosse proprio dall’esigenza di restituire le sensazioni ricevute dalla visione degli scatti. Ora si pone in essere un lavoro finalizzato alla messa in scena che vede come centrale l’interazione tra video e live.

di: Claudio Oliva e Vera Michela Suprani
regia live/video: Claudio Oliva
con: Vera Michela Suprani
disegno luci: Marco Fumarola
musiche originali: Alessandro Oliva
e la partecipazione di: Valentina Vanja Suprani



Una produzione: Teatro Deluxe 2010
Realizzato con il sostegno di Duncan 3.0 spazio per-formativo per le arti contemporanee di Roma – residenze artistiche 2009/2010.

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Teatro Deluxe è una compagnia di teatro fisico nata a Roma (2006) . Nel 2007 viene rifondata da Vera Michela Suprani (attrice/autrice) e Claudio Oliva (regista/autore/fotografo), entrambi laureandi presso il Dams, Università Roma Tre. Il nuovo approccio si delinea durante la creazione dello spettacolo "Pearl - Interno notte con figura insonne", il cui debutto avviene nel giugno 2008 presso lo spazio Kollatino Underground di Roma (repliche sono seguite presso il Teatro Eur, il Teatro Palladium, il Teatro Forte di Roma e presso la Sala Cutu di Perugia) grazie alla preziosa collaborazione di Valentina Cannizzaro (attrice/fonica), Giulia Di Vincenzo (scenografa/fonica), Roberto Sacripanti (attore), Valentina Vanja Suprani (organizzatrice) e Marco Fumarola (light designer). Nel marzo del 2009 la compagnia produce il video “Feminea – I° animazione”, uno studio sulle relazioni fra differenti media: musica, fotografia, movimento e video. Il video è stato presentato nell’ aprile 2009 a Roma, nell’ambito della rassegna “Giovani promesse destinate ad una fine certa” presso il centro polifunzionale di arte contemporanea Duncan 3.0. E’ stato inoltre selezionato per le rassegne DEUS EX MACHINA_D.x.M.01_la tecnologia applicata alle arti performative, tenutasi a Roma negli spazi del Kollatino Undeground, LPM 2009_Live Performers Meeting presso il c.s.a. Brancaleone, Roma, Effetti di Movimento II, presso il c.s.o.a. Forte Prenestino, Roma, Luogo Comune ‘09 presso Villa Serena, Bologna, Alias Res ’09 – Movimenti Creativi Festival di Danza e Arti Visive Contemporanee presso il Giardino delle Duchesse, Ferrara.
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10 & 11 Aprile 2010
ore 21
Quarto Appuntamento:
Retrospettiva
Fratelli Broche
Una performance
due video
Una videoistallazione
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I fratelli Broche sono un gruppo che si occupa di ricerca performativa e visiva attingendo dalle discipline di teatro, danza e video per la produzione delle loro opere. Il mezzo espressivo ricorrente dei loro show è il video-racconto e la performance live. Il progetto artistico Broche, proprio come una soap-opera si è sviluppato in capitoli, indipendenti fra loro ma legati da rimandi stilistici e narrativi. Il cast della soap-pop-opera Broche è costituito dalle figure classiche dello stereotipo familiare e i personaggi sono ad uso-e-consumo dell'albero genealogico.

POETICA "quattro pagine sui Broche" dal progetto: RICHIAMO ALL'ORDINE

Il testo di riferimento a cui i Broche si sono ispirati per creare la drammaturgia dello spettacolo è stato trovato nell'eredità di famiglia: il diario di una zia suicida.
Questo scritto racchiude in se un tema caro al gruppo Broche: la decadenza del sentimento.
Dal punto di vista della struttura abbiamo pensato al diario come un ampio testo teatrale e ogni sua pagina come la drammaturgia di una singola performance.
Da un primo studio sul testo, siamo passati a una ricerca degli oggetti appartenuti alla donna, diventati poi scenografia. Questi oggetti e vestiti, ereditati come memoria sono diventati feticci e punti centrifughi da cui esplodono le scene. Si è poi sperimentato uno studio fotografico sui performers coinvolti per studiare a loro volta i personaggi e immortalarli come eroine della storia. Il lavoro successivo è stato quello registico.
Le quattro pagine del diario scelte e riscritte raccontano in quattro episodi: il nascere di un amore e la sua inevitabile decadenza che diventa ossessione.
In scena si susseguono situazioni performative e narrative anticipate dalla lettura della rispettiva pagina.
Il meccanismo che sottolinea il lavoro è quello che genera l'effetto dello zapping televisivo.
In scena i tre personaggi:
un uomo: l'ossessione
una donna: l'eroina
un pierrot: a tratti memoria e a tratti coscienza

L'ambientazione storica compie un salto nel tempo. Se nelle prime due scene ci si trova negli anni '30, nelle ultime due gli anni '80 coronano le due epoche stesse, che si somigliano: essenze temporali dell'edonismo, della decadenza e dell'inquietudine.
La scelta del salto temporale è stata fatta per rafforzare l'idea dell'immutabilità del comportamento umano nel tempo, sempre servile nei confronti dell'istinto.

Nell'impianto scenico sono fissati due elementi scenografici che individuano un ossimoro sociale: un altarino dell''abbondanza sullo sfondo, e un bidone dell'immondizia sul proscenio. L'amore nasce al principio del palcoscenico e muore al termine di esso. Il centro propulsivo e centrifugo dell'amore e quindi gli elementi di scena che andranno a costruire la storia partiranno dall'altarino per finire poi tutti nel bidone dei rifiuti.
Con questo lavoro i Broche non si allontaneranno dal loro stile di soap-POP-opera, mettendo in scena i canoni televisivi contemporanei contrapposti a quelli della decadenza contemporanea. Dal punto di vista stilistico saranno presenti estetica decadente e fashion style per rappresentare quello che i Broche definiscono decadenza estetica contemporanea.
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VIDEO:
i video presentati sono da vedere come video racconti delle performance Broche a volte utilizzati in installazioni, a volte usati negli spettacoli alcune volte usati in notti di tempesta.
STILE:
miscellanea e ossimoro insieme di estetica decadente e POP, oggetti e spazi conturbanti perchè sconvolti dalla loro quotidianità. Le caratteristiche della fiaba introdotte come sublimazione dell'abisso psicologico. Le icone familiari perdono i confini della familiarità e l'ambiguità viene introdotta come metodo di espressione catalizzatrice.
L'ironia porta alla trasfigurazione dei simboli rendendoli familiari, anche se perturbanti, e quindi innocui, finendo così per perdere la pesantezza acquisita dalla storia. Le convenzioni della società vengono indossate e interpretate per essere distrutte e divorate da dentro.

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